Qualche giorno fa ho visto una performance teatrale che mi ha molto colpita.
Mostrava la tensione, l’intensità di quel momento in cui le cose potrebbero finalmente cambiare… e invece qualcosa si blocca.
L’ho trovata potente perché parla di noi, di quel momento in cui stiamo per fare un passo nuovo, ma alla fine torniamo indietro, rimandiamo, raccontandoci una serie di storie.
Sono le cosiddette “resistenze al cambiamento” di cui si parla molto nel mondo della crescita personale.
Ma cambiare è davvero così semplice?
Hai fatto un percorso lungo, magari più di uno: terapia, lavoro su di te, percorsi evolutivi o spirituali. Hai capito moltissimo. Hai accumulato strumenti per tagliare con il passato. Eppure, proprio quando la direzione è chiara e il passo successivo sembra a portata di mano, ti ritrovi a rimandare, a boicottare quello che tu stesso o stessa desideri di più.
Spesso non si tratta di pigrizia o mancanza di volontà, bensì di un meccanismo sottile ma potente che si attiva dentro prima ancora che tu possa scegliere.
Perché succede
Anche i pattern più disfunzionali, quelli che riconosci benissimo e che ti hanno fatto soffrire per anni, per il tuo sistema nervoso restano comunque un terreno conosciuto. Distorto, sì, ma familiare. Interrompere quel pattern non significa solo smettere un comportamento: significa esporti a qualcosa che non conosci ancora. In quel vuoto puoi anche arrivare a chiederti: ma io chi sono senza quel modo di funzionare? Perché la verità è che spesso quello schema ti ha protetto, soprattutto quando eri molto piccolo o piccola e non avevi altre risorse.
È per questo che a resistere è il corpo, non la mente. Non si tratta di pigrizia, e nemmeno della “paura del successo” di cui si sente parlare spesso. È il sistema nervoso che difende un equilibrio conosciuto, anche quando quell’equilibrio fa male.
La buona notizia è che questo passaggio si può accompagnare.
Quando un pattern radicato si scioglie, a volte lascia dietro di sé un senso di smarrimento, come se per un momento non sapessi più su cosa appoggiarti: è una fase normale, e non significa che qualcosa sia andato storto. Anche quello smarrimento si può attraversare e stabilizzare, così il cambiamento non resta un salto nel vuoto, ma diventa un passaggio che il corpo può sostenere.
La parte che nessun accompagnamento può fare al posto tuo
C’è però una parte di questo lavoro che nessun percorso professionale può fare al posto tuo. Sciogliere il pattern crea lo spazio perché qualcosa di nuovo sia possibile, ma varcare quello spazio resta una tua scelta: richiede una presa di responsabilità, un desiderio fermo di cambiare, e il coraggio di sostare nell’incertezza per il tempo che serve.
Io posso accompagnarti a rendere quel passaggio più sicuro e sostenibile. Non posso deciderlo al posto tuo.
Se ti riconosci
Se ti riconosci in quello che hai letto, sappi che non sei sola o solo in questo: sono dinamiche che affrontiamo spesso nel percorso Ritrova il tuo centro, pensato proprio per chi ha già fatto tanto lavoro su di sé ma non riesce ancora a cambiare davvero.
P.S. Se vuoi vedere la performance che mi ha ispirato questo articolo, la trovi qui.

