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Rinunciare all’arroganza: quando il bambino interiore che giudica ci impedisce di diventare adulti

Possiamo essere persone gentili e capaci di ascoltare, e portare comunque dentro di noi una parte molto meno adulta di quanto sembra da fuori. Una parte che giudica in silenzio, che si sente più lucida dei propri genitori, che dice “ti accetto” e intanto, nel corpo, prova vergogna o fastidio.

È una parte che incontro spesso nel mio lavoro, e voglio partire da una sessione reale.


Quando diciamo “accetto”, ma dentro giudichiamo

Durante una sessione del percorso Ritrova il tuo centro, una cliente adulta ha pronunciato una frase piuttosto comune: “Io mia madre l’accetto.” Subito dopo ha aggiunto: “Quando sono con lei a volte mi vergogno, perché la considero meno intelligente di mio padre.”

Gliel’ho fatto notare con un sorriso e una punta di ironia: “Meno male che la accetti”, le ho detto. Non per metterla in difficoltà, ma perché è un buon esempio di come le parole che scegliamo possano suonare mature ed “evolute”, mentre dentro sta succedendo qualcos’altro.


Il bambino arrogante: una parte che nasce per protezione

Chi parla in quei momenti difficilmente ha la nostra stessa età anagrafica. E’ piuttosto una parte di noi che è ancora “piccola”. Non è una parte cattiva, è un bambino interiore che a volte può diventare arrogante, giudicante, presuntuoso nei confronti dei propri genitori. Questa arroganza nasce spesso da una percezione di insicurezza nelle figure genitoriali. Non si tratta di una verità oggettiva su come sono stati, ma l’esperienza soggettiva di un bambino che in certi momenti non si è sentito sostenuto. 

Quando un bambino sente, o crede, di dover saperne di più, di dover controllare, correggere, giudicare, sta cercando sicurezza a modo suo. E nel farlo si mette in una posizione non sua. Il fatto che questa parte sia nata è un meccanismo di sopravvivenza, e come tale non va giudicato. Il problema è quando questa parte prende il comando della vita adulta.


Quando questa parte guida la vita, qualcosa si blocca

Si vede spesso, in forme diverse: c’è chi resta a vivere sotto lo stesso tetto dei genitori ben oltre il momento in cui avrebbe gli strumenti per essere autonomo, chi costruisce una vita a metà, sempre pronta a tornare sotto l’ala protettiva, chi ha capacità e desiderio ma fatica comunque a portare avanti un progetto di vita davvero suo.

Finché restiamo nella posizione di chi giudica i genitori, di chi pensa di sapere cos’è giusto per loro, di chi rimprovera, controlla, corregge, restiamo legati a loro in modo infantile, anche quando ci raccontiamo il contrario.


Il vero passaggio: tornare al proprio posto

Rinunciare all’arroganza interiore per tornare al proprio posto di figli è uno dei passaggi più profondi che accompagno nel mio lavoro. E’ un atto di maturità profonda, e non ha niente a che fare con sottomettersi, idealizzare o negare ciò che è stato difficile.

Significa dire, dentro di sé: “voi siete i grandi, io sono la piccola. La vostra vita è vostra, la mia è mia. Non devo più controllarvi per poter vivere la mia”.

Questo passaggio libera un’enorme quantità di energia.


Affetto sì, ma anche confini

Nel lavoro che facciamo insieme non cerchiamo mai di eliminare le parti interiori più scomode. Il bambino arrogante si riconosce, si accoglie, si comprende. Ma va anche contenuto, e questo è il passaggio fondamentale.

L’adulto interiore deve poter dire: “capisco perché sei nato, capisco la tua paura, ma ora sei al sicuro, e non sei tu a guidare”. Senza questo discernimento, quella parte può sabotare relazioni, lavoro, autonomia, scelte di vita.


Ritrovare il centro per costruire la propria vita

Quando una persona compie questo passaggio, succede qualcosa di molto concreto: le relazioni familiari si distendono, il senso di colpa diminuisce, la rabbia lascia spazio alla responsabilità, e il progetto di vita smette di essere un’idea per diventare un movimento reale.

È questo il cuore del percorso Ritrova il tuo centro: un accompagnamento profondo che porta a cambiamenti visibili nella realtà quotidiana. Se vuoi saperne di più, clicca qui: → Ritrova il tuo centro